La borghesia secondo Michael Haneke: Happy End

Michael Haneke, pluripremiato regista austriaco, torna in sala con l’ultima, attesissima opera: Happy End, dal 30 novembre al cinema.

Un regista due volte palma d’oro

Michael Haneke ha la fama di regista maniacale. Il suo cinema, spesso descritto come glaciale, severo e rigoroso, è di quelli che non ammettono mezze misure: si ama o si odia. Lo spettatore viene interrogato direttamente, ma non gli viene fornita mai una risposta definitiva e rassicurante.

La fama di autore intransigente non gli ha impedito di trionfare per due volte consecutive al prestigioso Festival di Cannes. Il primo successo risale al 2009 con Il nastro bianco, dramma ambientato nei primi del ‘900 in un villaggio funestato da una serie di inspiegabili eventi che turbano la quiete della comunità. Il bis arriva nel 2012 con il commovente Amour, storia di una coppia di anziani costretti ad affrontare la malattia e la sofferenza.

Il Ritorno al cinema con un cast stellare

Con Happy end, Haneke ripropone uno dei temi a lui più cari: le vicissitudini interne alla famiglia borghese. I Laurent vivono a Calais, quasi isolati in una ricchezza impenetrabile. Gestiscono l’azienda familiare, che è passata dal padre (Trintignant) ai figli, interpretati dalla magnetica Huppert e da Mathieu Kassovitz. Un incidente occorso ad un operaio non farà che acuire le già evidenti tensioni fra i componenti di casa Laurent.

Happy End Haneke

A coloro i quali gli hanno rimproverato di aver dato una descrizione della famiglia tanto cupa, Haneke ha risposto sorridendo: «Io la trovo molto realista!». Il The Guardian ha descritto entusiasticamente Happy End come «un incubo satirico sull’alta borghesia europea». Indiewire sostiene che si tratti dell’«opera più estrema del regista».

L’attesa è finita: Happy End, ultima opera del maestro Haneke, ti aspetta al cinema dal 30 novembre nelle sale di Circuito Cinema.