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Poveri di spirito quelli che lo stroncarono, condannandolo all’ergastolo. Miserabile chi ne parla ancora male senza aver guardato il director’s cut (il film è uscito di prigione dieci anni fa). Bogdanovich costruisce il copione a partire da 18 canzoni di Cole Porter: lui ama lei che ama l’altro che ama l’altra. Quasi non c’è dialogo, le scenografie sono abbaglianti, il colore sembra bianco e nero, gli attori cantano e ballano da attori. Sublimi. I nostalgici colti sanno distinguere tra omaggio e imitazione, e vedono il capolavoro.