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Fatherland - v.o.s.
Germania, 1949. Lo scrittore Thomas Mann, in esilio politico da 16 anni, torna in un Paese diviso, in macerie e tutt’altro che debellato dei suoi gerarchi. Deve viaggiare da Est a Ovest, attraverso la cortina di ferro, per ricevere due ricevere due Premi Goethe: uno dal blocco occidentale, l’altro da quello sovietico. Dovunque vada stringe mani influenti e quelle mani sono sporche di sangue. Premiato per la Miglior Regia a Cannes e con due eccezionali Sandra Hüller e August Diehl, Fatherland di Paweł Pawlikowski – già Premio Oscar per il bellissimo Cold War – è un compendio asciuttissimo che in 80 minuti riassume tutto il ‘900: i suoi fantasmi, le ferite mai richiuse e le loro propaggini fino ai giorni nostri. Ma innanzitutto, Fatherland è la storia di una famiglia irrisolta. Parla di figli che non hanno fatto i conti con i propri padri e di un’Europa che non ha mai elaborato i suoi spettri. E di come abbiano fatto a tornare, meno di un secolo dopo.