In bilico tra due nazioni: Il prigioniero coreano

aprile 10, 2018 1:31 pm

Regista tra i più importanti della sua generazione, il sudcoreano Kim Ki-Duk dirige il suo primo vero film “politico”, non risparmiando nessuno: né il regime dittatoriale Nord Coreano, né quello capitalista della Corea del Sud. Sarà nei nostri cinema dal 12 aprile, Il prigioniero coreano.

Un pescatore alla deriva

Nam Chul-woo è un povero pescatore nordcoreano che nella sua barca ha l’unica proprietà e l’unico mezzo per dare da mangiare a sua moglie e alla loro bambina. Un giorno gli si blocca il motore mentre sta occupandosi delle reti in prossimità del confine tra le due Coree e la corrente del fiume lo trascina verso la Corea del Sud.

Qui viene preso sotto controllo delle forze di sicurezza e trattato come una spia. C’è però chi non rinuncia all’idea di poterlo convertire al capitalismo lasciandogli l’opportunità di girare, controllato a distanza, per le strade di Seoul.

Il cinema di Kim Ki-Duk

Con Il prigioniero coreano, Kim Ki-Duk torna, sotto un certo punto di vista, all’origine del suo modo di fare cinema.  Getta il suo sguardo (come sempre originale) sugli emarginati e su una società che nasconde sempre un lato oscuro, sempre pronto a fagocitare gli uomini.

Presentato in concorso al Festival del Cinema di Venezia ormai quasi due anni fa (correva infatti l’anno 2016), il film del regista sudcoreano sarà nelle nostre sale a partire dal 12 aprile.

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